attraverso le pagine compio un tragitto a ritroso nel tempo
ma la dimensione temporale è forse solo il modo più semplice per inquadrare o descrivere il percorso che mi ritrovo a fare in compagnia di uno specchio che mi restituisce immagini non sempre collimanti con l'idea che posso aver di me, e ancor più con il cuore, questo cuore, che deve aver sobbalzato nei momenti che allora ho trattenuto e tradotto in parole ormai ermetiche anche a me stesso
non ricordo più i motivi profondi o le emozioni minime suscitate da un incontro, uno sguardo, un tramonto, una notte buia lungo qualche strada, going nowhere...
mi restano quelle parole, il loro suono e la loro suggestione
in fondo appartengono a un altro, anzi, ad altri me
(plurimi deformi trascorsi, svogliati tribunali)
(plurimi deformi trascorsi, svogliati tribunali)
e, soprattutto, sembrano piacermi ora
un punto a favore per alcune di voi
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